«La scoperta di Monsignor Santoro dal Mito alla Realtà.»
Organizzazione: Giuseppe Maiellaro (curatore), Ministero dei Beni Culturali, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Associazione Neapoliton (supporto logistico), Comune di Polignano a Mare, Assessorato alla Cultura - Marilena Abbatepaolo, Fidanzia Sistemi di Bari (allestimento).
Periodo: Novembre 2015 - Gennaio 2017
Luogo: Palazzo San Giuseppe, Via Mulini - Polignano a Mare.
Per la prima volta, a circa 250 anni dal suo ritrovamento, la grande loutrophoros del Pittore di Capodimonte, parte del corredo del Grand Mausolée dell'ignoto guerriero di Polignano, su concessione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ha fatto ritorno nel suo luogo di origine per essere esposta ed ammirata da migliaia di visitatori e turisti.
Nel corso di questa mostra sono inoltre state organizzate delle conferenze di approfondimento sulla scoperta di Mons. Santoro con archeologi e studiosi di fama internazionale provenienti da diverse Università italiane e straniere. Questi contributi sono confluiti nella pubblicazione il Grand Mausolée di Polignano. Riscoperta di un contesto peuceta del IV secolo a.C. (2019).
Per chi non la conoscesse riassumiamo brevemente la storia della scoperta. Nel marzo del 1785, il vescovo Mattia Santoro rinvenne nel suo orto, presumibilmente nei pressi delle antiche mura di Polignano, un enorme sepolcro integro, secondo quanto descritto nel Catalogo Evans del 1815, largo 12 metri, a 5 metri sottoterra, affrescato sia all’esterno che all'interno, con festoni di fiori e frasche di lauro di vari colori e con dei bassorilievi decorati con teste. Sir William Hamilton, ambasciatore inglese a Napoli e ricco collezionista, venne appositamente a Polignano a visitare questo sepolcro che definì “Grand Mausolée”.
In esso il vescovo ritrovò oltre allo scheletro del guerriero, l’elmo, i resti di un’armatura, un grande candelabro e più di 64 tra vasi e oggetti antichi. In particolare, quattro vasi bellissimi di oltre un metro d’altezza che il vescovo, resistendo a cospicue offerte, donò a Re Ferdinando IV: la loutrophoros di Napoli, due grandi anfore gemelle, pseudo-panatenaiche, oggi ubicate rispettivamente al Louvre di Parigi ed al Museo Archeologico di Francoforte sul Meno, e il grande cratere a volute oggi ubicato al Metropolitan di New York noto come Gran Vaso di Capodimonte.
Quest’ultimo, il più bello tra questi, reca sul collo una Nike alata su un carro trainato da quattro splendidi cavalli bianchissimi preceduti da Ecate; al di sotto la scena di un’assemblea di divinità a convivio: Atena, Apollo, Artemide ed Eracle; nel registro inferiore un combattimento tra Greci ed Amazzoni a cavallo.
I vasi di Polignano che costituivano“il più prezioso ornamento” del Real Museo di Capodimonte, vennero trafugati da Napoli alla fine del '700 nel corso dell'occupazione francese.
Il Gran vaso di Capodimonte fu acquistato a Londra nel 1802 come vaso tarantino dallo stravagante James Edwards. Successivamente venduto in un'asta newyorkese del 1899, acquistato da P. Widener, poi da W. R. Hearst, ed infine, dal Metropolitan Museum di New York nel 1956. Il Gran Vaso non recava più il nome di Polignano come luogo di rinvenimento, anche la data del ritrovamento era errata.
Il Metropolitan Museum, nel giugno del 2015, dopo le opportune verifiche, sulla base della ricerca di Giuseppe Maiellaro «L’Assemblea Divina» ha riconosciuto ufficialmente Polignano come luogo di provenienza del Gran Vaso di Capodimonte.




